L’ITALIA E LE SUE ACQUE: UN PARADISO PER IL NUOTO IN ACQUE LIBERE
Il nuoto in acque libere trova in Italia una cornice naturale quasi unica in Europa. Il Paese conta circa 7500 km di coste marine e 1500 km di coste lacustri, un patrimonio che, dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, rende l’Italia la nazione con la maggiore estensione costiera del continente.
Il clima mite e le lunghe ore di sole favoriscono la balneazione per gran parte dell’anno. Su circa 4000 km di costa le acque risultano idonee al bagno e quindi perfette per chi vuole allenarsi anche fuori dalla piscina. Questo dato cambia in modo concreto le abitudini di molti nuotatori. Chi si allena tutto l’inverno in un impianto natatorio può infatti proseguire la propria preparazione anche in mare o al lago durante l’estate, dando continuità alla passione e al lavoro tecnico costruito nei mesi precedenti.
Il passaggio dall’acqua controllata della piscina a quella libera del mare o del lago non è però solo un cambio di scenario. Comporta infatti l’adattamento a variabili nuove: correnti, onde, temperatura variabile e assenza di punti di appoggio fissi. Per questo motivo la preparazione tecnica va sempre accompagnata da una adeguata conoscenza dei rischi specifici di questo ambiente. Solo così la bellezza delle coste italiane si trasforma in una vera palestra a cielo aperto, sicura e accessibile a chi sa muoversi con criterio.
DALLA PISCINA AL MARE: COSA CAMBIA IN TERMINI DI SICUREZZA
La sicurezza in acqua rappresenta il primo elemento da considerare quando si lascia l’ambiente controllato di una piscina per le acque libere. In un impianto natatorio la vasca ha una profondità nota, una temperatura costante e la presenza degli assistenti bagnanti della Federazione Italiana Nuoto, pronti a intervenire in caso di necessità.
In mare o al lago questa rete di protezione spesso non esiste. Un malessere che in piscina si risolverebbe con un rapido aiuto può quindi diventare, in acque libere, una situazione seria. Nuotare da soli, lontano da altri bagnanti o da chi potrebbe vederci da riva, aumenta questo rischio in modo significativo ed è una pratica da evitare sempre.
Il nuotatore deve inoltre imparare a leggere l’ambiente che lo circonda. Le caratteristiche geografiche della costa, la conformazione dei fondali e le condizioni climatiche del giorno influenzano infatti in modo diretto la difficoltà dell’allenamento. Un tratto di mare calmo al mattino può trasformarsi in poche ore in uno specchio d’acqua mosso e impegnativo. La pianificazione, dunque, non riguarda solo la distanza da percorrere o il ritmo da tenere, ma anche l’orario, le previsioni meteo e la scelta di un punto di ingresso e uscita sicuro. Informarsi prima di entrare in acqua, verificare le condizioni locali e nuotare sempre in compagnia restano le regole di base per trasformare il rischio in un’esperienza gestibile.

I MALESSERI PIÙ FREQUENTI E COME RICONOSCERLI IN TEMPO
Chi pratica il nuoto in acque libere deve conoscere i segnali del proprio corpo per intervenire prima che un piccolo disturbo diventi un problema serio. La stanchezza compare spesso quando si sopravvaluta la propria preparazione o non si pianifica correttamente l’allenamento: le braccia diventano pesanti, il respiro si altera e può comparire una sensazione di nausea.
I crampi muscolari, ovvero contrazioni involontarie e dolorose di un muscolo, nascono generalmente da un affaticamento legato a un allenamento insufficiente. Nei nuotatori colpiscono più spesso il polpaccio, cioè il tricipite surale, oppure i muscoli posteriori della coscia, chiamati ischiocrurali; più raramente interessano piede o braccia. Quando compare un crampo, conviene estendere l’arto in direzione opposta a quella della contrazione, allungando così il muscolo colpito, mantenendo la calma e dirigendosi verso riva.
Anche il mal di mare può presentarsi durante il nuoto, non solo in barca, causato dal movimento continuo dell’acqua che disorienta l’equilibrio. L’ipoglicemia, cioè un calo del livello di zucchero nel sangue, può invece derivare da uno sforzo troppo intenso o prolungato, unito a un’alimentazione scarsa o inadeguata prima dell’allenamento. Fame e sete meritano un’attenzione particolare, perché quando i sintomi compaiono il corpo è già in una condizione di carenza: mantenersi idratati e nutriti in modo corretto prima di entrare in acqua previene questi disturbi alla radice. Alla prima comparsa di uno di questi segnali, la regola resta sempre la stessa: raggiungere la riva, fermarsi e chiedere aiuto se necessario.
TEMPERATURA E SHOCK TERMICO: I RISCHI DA NON SOTTOVALUTARE
La gestione della temperatura corporea è uno degli aspetti più delicati per chi si dedica al nuoto in acque libere, e riguarda in particolare due condizioni opposte. L’ipertermia si verifica quando ci si allena a lungo in acque molto calde, oltre i 30 gradi; lungo le coste italiane questa eventualità resta comunque piuttosto rara. L’ipotermia, condizione in cui la temperatura corporea scende sotto i livelli normali, rappresenta invece il rischio più concreto: si manifesta nuotando in acqua fredda, sotto i 20 gradi ma anche a temperature leggermente superiori in caso di esposizione prolungata. L’errore più comune consiste nell’ignorare i segnali del corpo e continuare a nuotare nonostante la sensazione di freddo persistente.
Se il freddo non passa dopo i primi minuti di nuoto, l’allenamento va interrotto senza esitazione. I nuotatori più esperti utilizzano proprio la muta in neoprene, indumento che isola il corpo dal freddo, per prevenire questo rischio nelle acque più fredde. Esiste poi un altro pericolo specifico delle acque libere, la sincope da idrocuzione, una perdita di coscienza improvvisa causata dallo shock termico tra un corpo riscaldato dal sole e un’acqua molto più fredda. Per ridurre questo rischio è fondamentale entrare in acqua sempre in modo graduale, bagnando il corpo poco alla volta: prima le gambe, poi ascelle e spalle, quindi collo e testa, e infine pancia e schiena. Questa sequenza permette al corpo di adattarsi progressivamente allo sbalzo di temperatura, riducendo in modo significativo la possibilità di uno shock improvviso.
COSA RICORDARE
- Non nuotare mai da soli in acque libere: la sicurezza dipende dalla presenza di altre persone e da una buona pianificazione di orario, meteo e percorso.
- Ai primi segnali di stanchezza, crampi, mal di mare o ipoglicemia, dirigersi subito verso riva e chiedere aiuto se necessario.
- Entrare sempre in acqua in modo graduale, bagnando prima gambe e braccia, per prevenire la sincope da idrocuzione, e usare la muta in acque fredde per evitare l’ipotermia.
BIBLIOGRAFIA
Tipton M, Bradford C. Moving in extreme environments: open water swimming in cold and warm water. Extreme Physiology & Medicine, 2014.


