PUBERTÀ E ALLENAMENTO: LA GUIDA PER I GIOVANI ATLETI

Due ragazzi della stessa età possono avere corpi diversi di anni: è la pubertà, non l'anagrafe, a decidere quanto un giovane atleta può davvero allenarsi come un adulto. Prima che il corpo raggiunga la sua taglia definitiva, i sistemi energetici restano poco allenabili, per questo l'allenamento dovrebbe puntare sul gioco e sulla tecnica, non sulla performance. Solo verso i 16 anni, e con tempi diversi da persona a persona, ha senso iniziare a costruire un allenamento davvero mirato alla gara.

COS’È L’ALLENABILITÀ NEGLI ADULTI E COME SI DIFFERENZIA DA QUELLA DEI GIOVANI IN CRESCITA

L’allenabilità è la capacità di adattarsi agli stimoli allenanti, alla quale consegue un miglioramento della prestazione: in altre parole, è la reazione positiva che l’organismo produce in risposta a un carico di lavoro fisico ben calibrato. Negli adulti, così come nei giovani la cui struttura fisica ha già raggiunto la taglia adulta, i modelli di allenamento si basano sull’allenabilità dei sistemi metabolici e sull’efficienza tecnica del gesto o dell’andatura di gara. Per ottenere risultati concreti in questa fascia di età, gli stimoli allenanti devono possedere alcune caratteristiche precise: un’intensità, o velocità, corrispondente a un preciso impegno metabolico, applicata con un’efficienza adeguata; un volume di lavoro appropriato, capace di mettere sotto sforzo i sistemi energetici, i loro meccanismi di recupero e il controllo motorio; una struttura ben calibrata di ripetizioni e intervalli di recupero, funzionale agli stessi obiettivi; e infine una frequenza corretta all’interno del ciclo di allenamento, tale da generare una somma di adattamenti realmente utili nel tempo.

Questo modello, tuttavia, presuppone un corpo che ha già completato il proprio sviluppo strutturale, una condizione che non si verifica nei bambini e negli adolescenti ancora in fase di crescita. Applicare gli stessi principi di allenamento pensati per gli adulti a un organismo in piena fase di sviluppo significa ignorare una variabile determinante: la maturazione biologica, che segue tempi e modalità profondamente diversi da persona a persona, indipendentemente dall’età anagrafica.

LA PUBERTÀ COME INDICATORE CHIAVE DELL’ALLENABILITÀ: PERCHÉ LA TAGLIA CORPOREA CONTA PIÙ DELL’ETÀ ANAGRAFICA

La pubertà è la fase della vita nella quale maturano i caratteri sessuali e in cui si verifica la massima accelerazione della crescita corporea. Questo processo inizia generalmente tra i 9 e i 13 anni nelle femmine e tra i 10 e i 14 anni nei maschi, e si sviluppa nell’arco di un periodo compreso tra i 2 e i 4 anni. Questa variabilità temporale spiega le notevoli differenze di taglia corporea che si possono osservare tra bambini e adolescenti che gareggiano insieme nella stessa categoria: la partecipazione dei più giovani all’attività sportiva è infatti organizzata in base all’età cronologica, ma i giovani atleti possono presentare fino a 3-4 anni di differenza nella loro età biologica, pur avendo la stessa età anagrafica.

L’indicatore più semplice ed efficace del grado di allenabilità in funzione dello sviluppo puberale è proprio la taglia corporea: fino a quando l’altezza e la massa corporea restano lontane dai valori tipici dell’età adulta, l’allenabilità dei sistemi metabolici risulta modesta. Prima e durante la pubertà, il costo energetico del movimento e la coordinazione motoria possono migliorare rapidamente attraverso l’allenamento, ma le qualità metaboliche vere e proprie restano considerate da moderatamente a scarsamente allenabili in questa fase. Questo dato porta a una domanda cruciale per chi si occupa di formazione sportiva giovanile: stimolare in modo specifico i meccanismi energetici di un bambino o di un adolescente lo renderà davvero un atleta più forte una volta diventato adulto? Le evidenze disponibili suggeriscono che la risposta sia probabilmente negativa, motivo per cui l’allenamento in età pre-puberale e puberale non dovrebbe porsi come obiettivo principale l’adattamento dei sistemi metabolici, ma orientarsi verso finalità diverse.

LO SVILUPPO DELL’ALLENAMENTO A LUNGO TERMINE: DAL GIOCO (FUNDAMENTAL) ALLA SPECIALIZZAZIONE PER LA GARA

Nel mondo anglosassone si distinguono diverse fasi nello sviluppo dell’allenamento a lungo termine dell’atleta. Per i primi anni di attività sportiva, fino alle soglie della pubertà, viene utilizzato il neologismo “FUNdamental”, un termine che unisce le parole “divertimento” e “fondamentale” per indicare l’apprendimento delle basi dello sport attraverso il gioco e il piacere del movimento. Successivamente, la fase puberale e quella immediatamente post-puberale assumono una funzione diversa: servono a imparare ad allenarsi, con un’esercitazione che ha scopo prevalentemente addestrativo e non di stimolo metabolico, per poi passare a un’ulteriore fase in cui il giovane atleta impara ad abituarsi correttamente a volumi crescenti di lavoro.

Solo più tardi, indicativamente a partire dai 16 anni di età, pur con differenze individuali anche molto ampie che possono anticipare o posticipare questo passaggio di uno o due anni in rapporto al grado di sviluppo biologico raggiunto, si inizia a finalizzare l’allenamento specificamente in funzione della gara. Ne consegue che, durante l’età puberale, le varie esercitazioni proposte dovrebbero avere obiettivi tecnici e di addestramento, piuttosto che un carattere prettamente metabolico. Questo approccio dovrebbe tradursi in pratica attraverso alcuni criteri precisi: una struttura flessibile del programma di allenamento, modulata di volta in volta dall’allenatore nel volume e negli intervalli di recupero, in modo da favorire l’apprendimento dell’atleta; un volume di lavoro ridotto rispetto ai modelli fisiologici previsti per gli adulti, così da non mettere inutilmente in crisi le riserve energetiche e i meccanismi di recupero del giovane; un’intensità appropriata, corrispondente comunque a un determinato impegno metabolico, ma applicata con finalità addestrativa e non per generare adattamenti dei sistemi energetici; e infine una frequenza degli stimoli allenanti non rigidamente strutturata, poiché in questa fase non interessa esaltare gli adattamenti fisiologici, ma garantire un apprendimento corretto e duraturo. Solo quando la taglia corporea del giovane atleta avrà raggiunto i valori definitivi dell’età adulta sarà possibile applicare pienamente i principi della periodizzazione dell’allenamento, traendone il massimo vantaggio in termini di prestazione sportiva.

COSA RICORDARE

  • Fino a quando la taglia corporea non raggiunge i valori dell’età adulta, i sistemi metabolici restano poco allenabili: l’allenamento in età puberale dovrebbe puntare su tecnica e apprendimento, non su adattamenti energetici.
  • Due giovani atleti della stessa età anagrafica possono avere fino a 3-4 anni di differenza nell’età biologica: la programmazione dovrebbe tenerne conto più della sola anagrafica.
  • Solo intorno ai 16 anni, con ampie variazioni individuali, ha senso iniziare a finalizzare l’allenamento specificamente per la gara e applicare i principi della periodizzazione.

BIBLIOGRAFIA

  • Ford P, De Ste Croix M, Lloyd R, Meyers R, Moosavi M, Oliver J, Till K, Williams C. The long-term athlete development model: physiological evidence and application. Journal of Sports Sciences, 2011.
  • Hebestreit H, Bar-Or O. The Young Athlete. International Olympic Committee, Blackwell Publishing, 2008.

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