DIABETE E SPORT: LINEE GUIDA PER ALLENARSI IN SICUREZZA

Muoversi regolarmente aiuta chi ha il diabete, ma in modo diverso a seconda del tipo: nel tipo 1 riduce il fabbisogno di insulina, nel tipo 2 migliora il controllo della glicemia e i fattori di rischio cardiovascolare. L'attenzione non finisce con l'allenamento: il rischio di cali di zuccheri può durare fino a 48 ore, soprattutto di notte, mentre il corpo ricostruisce le riserve di energia. Anche i più piccoli con diabete di tipo 1 possono avvicinarsi allo sport senza preclusioni, come dimostra la collaborazione tra Federazione Italiana Nuoto e diabetologia pediatrica.

DIABETE DI TIPO 1 E TIPO 2: PERCHÉ L’ESERCIZIO FISICO È RACCOMANDATO

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di glucosio nel sangue, condizione nota come iperglicemia. Si distingue in diabete di tipo 1, legato alla mancanza di insulina prodotta dall’organismo, e diabete di tipo 2, determinato invece da una ridotta sensibilità all’insulina da parte degli organi bersaglio, cioè i tessuti che dovrebbero rispondere a questo ormone per regolare la glicemia. Il 90% delle persone con diabete è affetto dalla forma di tipo 2, e si stima che circa il 9% della popolazione adulta ne sia colpita, a volte anche senza saperlo.

L’esercizio fisico è raccomandato in entrambi i tipi di diabete, seppure con benefici che si esprimono in modo diverso: nel tipo 1 riduce il fabbisogno di insulina, mentre nel tipo 2 aiuta a controllare la glicemia riducendo i fattori di rischio cardiovascolare, comprese le alterazioni del profilo lipidico e il peso corporeo, oltre a potenziare la sensibilità all’insulina e a stimolare l’assorbimento del glucosio da parte dei muscoli. Le linee guida raccomandano che le persone con diabete pratichino esercizio aerobico per 30-45 minuti, almeno 5 giorni alla settimana, e allenamento di forza in palestra due volte alla settimana, con non più di 48 ore di riposo tra una seduta e la successiva. Si dovrebbe quindi praticare sia attività aerobica a intensità moderata e vigorosa, sia attività anaerobica di resistenza in palestra con sovraccarichi. È importante, tuttavia, che l’esercizio venga praticato in modo continuo e regolare, entrando stabilmente a far parte dello stile di vita personale, piuttosto che essere vissuto come un’attività occasionale.

IL RECUPERO DOPO L’ALLENAMENTO: RISCHIO DI IPOGLICEMIE TARDIVE, GLICOGENO E IDRATAZIONE

Il periodo di recupero, cioè l’intervallo tra la fine di un allenamento e l’inizio del successivo, merita un’attenzione particolare in chi convive con il diabete, poiché l’attività fisica è in grado di influenzare le concentrazioni glicemiche fino a 48 ore dopo il suo termine. Il rischio più rilevante in questa fase è rappresentato dalla comparsa di ipoglicemie tardive, con un’attenzione specifica riservata alle ipoglicemie notturne, che possono verificarsi in seguito a sedute di allenamento svolte nel pomeriggio. Per questo motivo, le riserve di glicogeno muscolare devono essere ricostituite prontamente, così da favorire un corretto recupero energetico. La sintesi del glicogeno presenta una prima fase rapida, della durata di 30-60 minuti, indipendente dall’azione dell’insulina, seguita da una seconda fase più lenta, questa volta insulino-dipendente. L’intero processo si completa generalmente in 24-36 ore, a condizione che vi sia un adeguato apporto di carboidrati durante questo intervallo di tempo.

Un aspetto altrettanto importante riguarda l’idratazione e l’alimentazione nel periodo post-esercizio: l’iperglicemia, con la conseguente diuresi osmotica che comporta, potrebbe peggiorare la disidratazione successiva all’attività fisica. L’acqua rappresenta la bevanda più indicata per attività fisiche di breve durata, inferiori ai 45 minuti, mentre per attività più prolungate è possibile associare carboidrati ed elettroliti, prestando comunque attenzione a evitare un eccesso di bevande zuccherate. Per ottimizzare il recupero complessivo, la dieta dovrebbe presentare una proporzione adeguata di nutrienti, indicativamente tra il 45 e il 65% di carboidrati, il 20 e il 35% di grassi, e il 10 e il 35% di proteine, con un apporto proteico adeguato particolarmente raccomandato per favorire la riparazione dei microtraumi muscolari indotti dall’esercizio e sostenere la crescita muscolare.

BAMBINI CON DIABETE DI TIPO 1 E SPORT: L’IMPORTANZA DI UN AVVIAMENTO SENZA PRECLUSIONI

È fondamentale che i bambini con diabete di tipo 1 possano apprendere la pratica sportiva senza alcuna preclusione, così da diventare adulti attivi, dotati di un patrimonio adeguato di competenze motorie che permetta loro di proseguire, o eventualmente riprendere, la pratica dell’esercizio fisico anche qualora questa venga temporaneamente interrotta. Lo sport, infatti, non rappresenta un ambito da cui escludere i più piccoli con questa condizione, ma un contesto in cui, con le opportune attenzioni, possono crescere e svilupparsi come qualsiasi altro coetaneo.

A questo proposito, si segnala l’accordo siglato tra la Federazione Italiana Nuoto e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, che ha l’obiettivo di sensibilizzare le società sportive affiliate alla partecipazione di bambini e adolescenti con diabete alla pratica natatoria, sia in fase di formazione sia in preparazione alle competizioni vere e proprie. Iniziative di questo tipo mostrano come la collaborazione tra ambito sportivo e ambito medico-pediatrico possa favorire un accesso sicuro e strutturato allo sport per i più giovani, sempre nell’ambito di un percorso di gestione della malattia condiviso con il proprio team diabetologico di riferimento.

COSA RICORDARE

  • Nel diabete di tipo 1 l’esercizio fisico riduce il fabbisogno di insulina, mentre nel tipo 2 migliora il controllo glicemico e i fattori di rischio cardiovascolare: le linee guida raccomandano 30-45 minuti di aerobica per almeno 5 giorni a settimana e allenamento di forza due volte a settimana.
  • Il rischio di ipoglicemia, specialmente notturna, può persistere fino a 48 ore dopo l’allenamento: un adeguato apporto di carboidrati e proteine nelle 24-36 ore successive aiuta a ricostituire il glicogeno muscolare.
  • I bambini con diabete di tipo 1 dovrebbero poter praticare sport senza preclusioni, come dimostra l’accordo tra Federazione Italiana Nuoto e Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica per favorire la loro partecipazione all’attività natatoria.

BIBLIOGRAFIA

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  • Ministero della Salute, https://www.salute.gov.it/portale/home.html.

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