SEDENTARIETÀ IN ITALIA: IL CALO PROSEGUE, MA NON PER TUTTI
La sedentarietà diminuisce in Italia, ma coinvolge ancora tre persone su dieci. Secondo i dati più recenti dell’Istituto nazionale di statistica, nel 2025 il 30,8% della popolazione dai 3 anni in su non ha praticato sport né altra attività fisica nel tempo libero. Si tratta di circa 17 milioni e 700 mila persone.
Il miglioramento è significativo. La quota era del 33,1% nel 2024, del 37,2% nel 2022 e del 39,9% nel 2015. In dieci anni, quindi, la sedentarietà è scesa di oltre nove punti percentuali. La riduzione osservata tra il 2024 e il 2025 ha interessato quasi tutte le fasce di età ed è stata particolarmente evidente tra 20 e 54 anni e dopo i 75 anni.
Il dato richiede però un’interpretazione prudente. L’Istituto nazionale di statistica definisce sedentario chi non pratica sport e non svolge attività fisica, come passeggiare per almeno due chilometri, nuotare o andare in bicicletta, durante il tempo libero. Non vengono misurate direttamente la durata e l’intensità complessive del movimento, né l’attività svolta al lavoro.
Una fotografia complementare arriva dalle sorveglianze dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel biennio 2023-2024, tra gli adulti di 18-69 anni il 50% è risultato fisicamente attivo, il 23% parzialmente attivo e il 27% sedentario. Questa classificazione considera sia il movimento nel tempo libero sia l’attività lavorativa. I risultati non sono quindi direttamente confrontabili con quelli dell’Istituto nazionale di statistica, ma confermano una riduzione dell’inattività rispetto al periodo pandemico.
ETÀ, GENERE, ISTRUZIONE E TERRITORIO SEGNANO LE DIFFERENZE
Il miglioramento nazionale non è distribuito in modo uniforme. Nel 2025 la sedentarietà riguarda il 34,2% delle donne e il 27,2% degli uomini. La distanza tra i due gruppi si sta riducendo, ma rimane presente in quasi tutte le età.
Il movimento diminuisce soprattutto nelle fasi più avanzate della vita. La quota di persone sedentarie è del 34,8% tra 65 e 74 anni e sale al 58,3% dai 75 anni in poi. In quest’ultima fascia si osserva anche un ampio divario di genere: si dichiara sedentario il 47,2% degli uomini e il 65,9% delle donne.
Anche l’istruzione è associata a differenze molto marcate. Tra le persone di almeno 25 anni, non pratica sport né attività fisica il 49,8% di chi ha un basso titolo di studio. La percentuale scende al 15% tra i laureati. Il divario è particolarmente evidente tra 25 e 44 anni.
Queste percentuali non dimostrano che l’istruzione determini direttamente il comportamento individuale. Segnalano però una disuguaglianza che può riflettere disponibilità economica, condizioni di lavoro, conoscenze, sicurezza degli spazi, trasporti e presenza di opportunità accessibili.
Il territorio produce un’altra frattura. Nel 2025 i sedentari sono il 20,3% nel Nord, il 26% nel Centro e il 41,2% nel Mezzogiorno. I valori più elevati si registrano in Calabria, con il 46%, seguita da Sicilia, Campania e Basilicata. La Sardegna si distingue invece per una percentuale inferiore alla media del Mezzogiorno.
Tra gli anziani emergono ulteriori elementi di vulnerabilità. La sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità rileva una sedentarietà maggiore tra chi ha difficoltà economiche, un basso livello di istruzione o vive solo. Dopo gli 85 anni la quota raggiunge il 56%.

NON BASTA DIRE “MUOVITI DI PIÙ”
L’attività fisica contribuisce alla prevenzione e alla gestione di diverse malattie croniche. Può inoltre sostenere la salute mentale, la capacità funzionale e, negli anziani, la prevenzione delle cadute. L’Organizzazione mondiale della sanità ricorda che ogni quantità di movimento è preferibile all’inattività e che anche l’attività leggera può rappresentare un primo passo.
Per adulti e anziani, l’obiettivo generale è svolgere ogni settimana da 150 a 300 minuti di attività aerobica moderata, oppure da 75 a 150 minuti di attività intensa, o una combinazione equivalente. Sono raccomandati anche esercizi per la forza. Negli anziani assumono particolare importanza le attività che allenano equilibrio, forza e capacità funzionale.
Queste indicazioni devono essere adattate alle condizioni della persona. Età avanzata, disabilità o malattie croniche non escludono necessariamente il movimento, ma possono richiedere una valutazione professionale e programmi personalizzati.
I dati italiani mostrano che il consiglio sanitario viene ancora riferito poco frequentemente. Tra gli adulti, soltanto tre intervistati su dieci ricordano di aver ricevuto da un medico o da un altro professionista della salute l’indicazione di praticare attività fisica regolare. La percentuale sale al 37% tra le persone in eccesso di peso e al 45% tra quelle con patologie croniche.
Tra gli ultrasessantacinquenni, il 27% riferisce di avere ricevuto questo consiglio nei dodici mesi precedenti. Le percentuali sono del 28% tra le persone in sovrappeso, del 34% tra quelle con obesità e inferiori al 30% tra chi convive con almeno una delle patologie croniche considerate dalla sorveglianza.
Il calo della sedentarietà è un segnale positivo. La priorità, tuttavia, non è soltanto invitare le persone a muoversi. È creare condizioni nelle quali muoversi sia possibile, sicuro e sostenibile anche per chi dispone di meno risorse.
COSA RICORDARE
- Nel 2025 il 30,8% della popolazione italiana non pratica sport né attività fisica nel tempo libero.
- Sedentarietà e insufficiente attività fisica non sono sinonimi e le diverse indagini non possono essere confrontate senza considerarne il metodo.
- Anziani, donne, persone meno istruite e residenti nel Mezzogiorno presentano percentuali più elevate.
BIBLIOGRAFIA
- Istituto nazionale di statistica. Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol. Anno 2025. Roma: Istituto nazionale di statistica; 2026.
- Istituto Superiore di Sanità. Cresce leggermente l’attività fisica degli italiani, ma ancora troppi sedentari soprattutto al Sud. Sorveglianze PASSI e PASSI d’Argento 2023-2024. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2025.
- World Health Organization. Physical activity: fact sheet. Geneva: World Health Organization; aggiornamento 26 giugno 2024.


