ATTIVITÀ FISICA E TUMORE AL SENO: MECCANISMI E LIMITI

L'attività fisica regolare è associata a una riduzione del rischio di diversi tumori, in particolare del tumore al seno. Il movimento contrasta l'obesità, fattore di rischio comune alle patologie cardiovascolari, e stimola la produzione di miochine muscolari, oltre ad abbassare i livelli di estrogeni dopo la menopausa. Le linee guida indicano da 150 a 300 minuti settimanali di esercizio moderato, utile anche per attenuare gli effetti avversi delle terapie. Chi è in cura deve pianificare l'attività con l'oncologo o il medico dello sport.

MOVIMENTO E PREVENZIONE DEI TUMORI

Il legame tra attività fisica e tumore emerge da molti studi: chi si muove con regolarità ha un rischio più basso di ammalarsi di alcuni tipi di tumore. Non è una garanzia di protezione, ma una riduzione della probabilità. L’esercizio influisce su varie funzioni dell’organismo, e per questo può abbassare il rischio di specifici tipi di tumore. Un primo collegamento passa dal peso corporeo. L’obesità, cioè un eccesso di peso che danneggia la salute, è un fattore di rischio per molti tumori. Il movimento aiuta a prevenirla, perché aumenta l’energia spesa ogni giorno e aiuta a tenere sotto controllo il bilancio energetico quotidiano.

Tumori e malattie cardiovascolari condividono diversi fattori di rischio, cioè abitudini e condizioni che aumentano la probabilità di ammalarsi. Sono la sedentarietà, il fumo, l’abuso di alcol, l’alimentazione squilibrata e l’obesità stessa. Per questo uno stile di vita sano agisce su più malattie insieme e sta alla base della prevenzione dei tumori. Il peso conta anche durante le cure. Alcune terapie antitumorali provocano un aumento di peso come effetto collaterale. Alimentazione equilibrata e movimento regolare restano quindi utili sia durante sia dopo il trattamento.

TUMORE AL SENO: COSA OSSERVANO GLI STUDI E QUALI MECCANISMI SONO IPOTIZZATI

Il tumore al seno è uno dei più studiati in rapporto al movimento, ma non è l’unico. L’attività fisica è associata a un rischio più basso anche per altri tumori, come quelli del colon e dell’endometrio, il rivestimento interno dell’utero. Gli studi epidemiologici osservano grandi gruppi di persone senza intervenire sul loro stile di vita. Nel caso di tumore al seno confrontano le donne più attive con quelle meno attive e trovano un rischio inferiore tra le prime. Questo confronto non dimostra da solo una causa, perché chi si muove tende ad avere anche altre abitudini sane. Per questo i ricercatori cercano i meccanismi biologici che possano spiegare il legame tra attività fisica e tumore.

Un primo meccanismo riguarda le miochine, dette anche citochine muscolari: sono sostanze che i muscoli rilasciano quando lavorano e che comunicano con altri organi. Due di esse, l’oncostatina M e l’irisina, hanno rallentato la crescita e lo spostamento delle cellule di carcinoma mammario e ne hanno anticipato la morte programmata. Un secondo meccanismo riguarda gli ormoni. Dopo la menopausa, il periodo che segue l’ultima mestruazione, l’attività fisica è associata a livelli più bassi di ormoni sessuali, come gli estrogeni, che possono stimolare la crescita di alcuni tumori al seno. Il calo ormonale potrebbe così spiegare, in parte, il minor rischio in questa fase della vita.

QUANTO ESERCIZIO FARE E CHI DEVE CHIEDERE UN PARERE AL MEDICO

Le raccomandazioni indicano da 150 a 300 minuti di attività fisica a settimana a intensità moderata. In alternativa bastano da 75 a 150 minuti a intensità vigorosa, oppure una combinazione equivalente delle due. Con l’intensità moderata si riesce a parlare ma non a cantare, mentre con quella vigorosa si pronunciano solo poche parole di seguito. Si parla di attività aerobica, cioè di movimento prolungato che accelera respiro e battito, come la camminata veloce, la bicicletta o il nuoto. Il minimo consigliato corrisponde a circa 30 minuti al giorno di attività aerobica moderata. Per la prevenzione dei tumori potrebbero servire quantità maggiori rispetto a quelle utili contro le malattie cardiovascolari o il diabete di tipo 2.

Le ricerche suggeriscono che a più movimento corrispondano più benefici. Superare i 300 minuti settimanali potrebbe quindi essere ancora più efficace, ma questa resta un’ipotesi da confermare. Il rapporto tra attività fisica e tumore riguarda anche chi è già malato. L’esercizio regolare è associato a meno recidive, cioè a meno ritorni della malattia, e a una sopravvivenza migliore. Può inoltre ridurre alcuni effetti avversi delle terapie, come la stanchezza. Chi è in cura o ha malattie del cuore deve concordare il programma con l’oncologo, il cardiologo o il medico dello sport.

COSA RICORDARE

  • L’attività fisica regolare è associata a un minor rischio di sviluppare diversi tumori, tra cui quello al seno: aiuta a prevenire l’obesità e condivide fattori protettivi con le malattie cardiovascolari.
  • I meccanismi biologici ipotizzati includono il rilascio di miochine muscolari e la modulazione degli ormoni sessuali dopo la menopausa.
  • Le linee guida consigliano da 150 a 300 minuti settimanali di esercizio moderato: chi affronta cure oncologiche o presenta altre patologie deve concordare il percorso con gli specialisti di riferimento.

BIBLIOGRAFIA

  • Hojman P, Gehl J, Christensen JF, Pedersen BK. Molecular mechanisms linking exercise to cancer prevention and treatment. Cell Metab, 2018.
  • McTiernan A, Friedenreich CM, Katzmarzyk PT, et al. Physical activity in cancer prevention and survival: a systematic review. Med Sci Sports Exerc, 2019.
  • Patel AV, Friedenreich CM, Moore SC, et al. American College of Sports Medicine roundtable report on physical activity, sedentary behavior, and cancer prevention and control. Med Sci Sports Exerc, 2019.

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